Torgeir Vassvik

(Sámi-Norvegia)

 

“Torgeir Vassvik is a sound magician, who goes beyond everything our ears have ever come across.”

HIS OWN COMPOSITIONS PUT A SPELL ON ABOUT 10.000 PEOPLE DURING VASSVIK’S CONCERT AT TFF RUDOLSTADT, IN 2015. IN THIS EXTRAORDINARY PERFORMANCE WE COULD NOT ONLY FEEL THE STRONGLY DRIVING POWER OF VASSVIK’S MUSIC, BUT ALSO MANY DIVERSE EXCITING SOUND NUANCES AND FACETS FULL OF BEAUTVASSVIK TOUCHED ME AND THOUSANDS OF OTHER LISTENERS DEEP INSIDE. AND, AS IF THE MUSICIANS HAD A CONTRACT WITH NATURE, THE SOUNDSCAPES COMBINED ORGANICALLY WITH AN IMPRESSIVE SUMMER NIGHT THUNDER STORM DURING THIS CONCERT, JUST TO EMPHASIZE: VASSVIK IS HIGHLY INSPIRING, UNIQUE AND MOST EXCITING! A NEW NAME FOR THE BIG STAGES OF THE WORLD.

Babette Michel WDR 3 Germany

 

Torgeir Vassvik  proviene da Gamvik, un piccolo villaggio di pescatori nell’estremo nord della Norvegia dove i Sámi, una delle più antiche popolazioni indigene europee, hanno vissuto per migliaia di anni. Una  terra  desolatamente bella caratterizzata da  fiordi, tempeste e paesaggi marini, nascosti nel buio per tutto l’inverno e, in estate , illuminato dal sole fino a mezzanotte

Il vocalist e compositore Torgeir Vassvik ha sviluppato, partendo dalla radice della musica del suo popolo, una visione contemporanea che rinnova la tradizione. Conosciuto per la sua inventiva senza limite, imperniata sulla cultura musicale più antica, sui suoni dalla natura e sull’utilizzo di diversi strumenti (inclusi la viola, campane, frame drums e chitarra), Vassvik sviluppa la pratica dello joik, una tipologia che presuppone lunghezza, lentezza ed uno stile caratterizzato da un emissione gutturale, intendendo l’atto di esecuzione come la rappresentazione individuale della propria personalità, di un paesaggio o l’evocazione del mondo animale, tracciando una sorta di ritratto attraverso il suono. Spesso luttuosa, misteriosa ed altamente evocativa, la musica joyk potrebbe essere tra le più antiche  tradizioni europee, ma Vassvik la consegna alla contemporaneità, dove potrebbe essere scambiata per  avanguardia e sperimentazione vocale o una variante del jazz contemporaneo. I paesaggi sonori che  crea sono in grado di catturare la bellezza selvaggia e straordinaria della sua terra, ed evocano, con tutta la sua ruvidezza e   forza primordiale. Un critico lo ha definito così: è buio come asfalto e va dritto verso di voi.

Il suo album Sáivu è il suo primo lavoro discografico, in cui combina elementi tradizionali con la cultura sciamanica, abbinandola a tecniche vocali di altre culture indigene (tra cui quella della Siberia) e a sonorità contemporanee. Ha composto musica per teatro e cinema. In modo simile a Mari Boine, ha aggiunto nuovi ingredienti alla matrice tradizionale, sviluppando un uso non convenzionale dello Frame Drums.

Ultimamente Torgeir Vassvik ha portato i suoni e le musiche dei Sami in tutto il mondo, consegnando la musica animistica della sua terra all’appuntamento con il 21 esimo secolo ed esibendosi in Francia, Polonia, Estonia, Giappone, Germania, Russia, Siberia, Belgio, Islanda e Ungheria e sarà uno dei protagonisti del Womex 2016, la più importante realtà al mondo in ambito di World Music.

I Sami e il canto tradizionale Joik.

I sami – in lingua autoctona Samit o Sapmelas, più frequentemente conosciuti come lapponi – sono un popolo originario delle regioni settentrionali della penisola scandinava. La loro cultura – tra le più antiche d’Europa, caratterizzata da una micro economia basata in gran parte sull’allevamento delle renne – ha una tradizione millenaria e il territorio di interesse ha un’estensione che comprende la penisola di Kola (in Russia), la Svezia, la Norvegia e la Finlandia. La conoscenza di questo popolo è spesso mutuata da leggende e storie fantastiche di epoca medievale ma reperti archeologici del 1500 a.c. testimoniano una società basata su un sistema/villaggio assimilabile a quello degli indiani d’America (anche loro vivevano essenzialmente in capanne – Kota, Layvu) e da pratiche nomadi (tra pianura, dover trascorrere l’inverno, e i pascoli montani, dove si rifugiavano nei mesi più caldi). La loro tradizionale forma religiosa era quella dello sciamanesimo, con un’adorazione delle divinità legate al culto della natura (in primis la Madre Terra e il Dio del Tuono). Conseguentemente, come in gran parte delle culture indigene, la figura più importante all’interno delle tribù era lo sciamano, che, attraverso una serie di riti propiziatori ed utilizzando un tamburo, permetteva la comunicazione tra il mondo dei vivi e quello dei morti. La cultura dominante della regione scandinava ne rese quasi impossibile l’esistenza, avviando una vera e propria persecuzione e procedendo ad una sottrazione del diritto alle terre, imponendo una serie di norme che hanno reso quasi impossibile la sussistenza di questo popolo. Inizialmente si tentò una conversione alla fede luterana, con distruzione di tutto ciò che rappresentava la cultura sciamanica. Il processo, che raggiunse l’apice nel 1700, continuò fino al 1980 quando, all’opposto, ci furono dei tentativi di integrazioni ed aiuti economici per preservare la cultura indigena. La Norvegia non rappresenta un’eccezione. Qui la cultura nomade Sami, che perdurò intatta nel tempo, divenne stanziale intorno agli anni ’50. Nel 1997 il re Harald V chiede scusa ufficialmente a nome del governo per il duro programma che ha portato la cultura Sami alla condizione di riserva e da quel momento è stata avviata un’azione di recupero e tutela delle tradizioni.

Tra le antiche tradizioni di questo popolo c’è il il loro canto tipico: il joik (yoik o juoiggus).
Il jojk è l’espressione musicale del popolo Sami che – attraverso suoni, parole, frasi e senza un apparente ordine letterario – esprime ed evoca un sentimento in relazione ad avvenimenti topici quali le relazioni umane, tematiche legate al paesaggio, agli animali, all’amore, rilette attraverso la pratica dell’improvvisazione. Originariamente indicava uno dei diversi canti che costituivano la tradizione musicale dei sami, ma oggi il termine viene utilizzato per definire l’insieme degli stili musicali praticato da questa etnia. Il joik normalmente si canta a capella, oppure accompagnati da un tamburo che costituisce la tonalità di base su cui si sviluppa la scala pentatonica (base di improvvisazione per il canto, caratterizzato dalla creatività del singolo interprete). Ritenuta una delle più antiche forme di musica in Europa, inizialmente costituiva una parte importante nelle pratiche religiose ancestrali. La cultura Sami è stata messa a dura prova da parte delle culture scandinave e della religione, che ha osteggiato per secoli il canto joik associandolo alla stregoneria e ai riti pagani. Il cantore, o joiker, è parte integrante del canto stesso. L’andamento melodico è quasi sempre circolare, non ha un inizio o una fine, non ha una struttura fondata sulle simmetrie, ed è avulso dal concetto occidentale di costruzione melodica. Esistono joik per animali, per definire territori, cantare le persone e i caratteri degli umani. Tutti questi elementi appartengono al macro insieme che li unisce: madre natura. Siamo di fronte ad un processo di creazione individuale, a cavallo tra arte e sciamanesimo, che lavora sulla memoria collettiva. È un atto primordiale iniziatico che arriva nella sua purezza all’appuntamento con la globalizzazione.

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