Isole che Parlano - XVIII Edizione

dal 5 al 14 settembre 2014

Dieci anni fa ci chiedevamo se tirare o tagliare la corda…l’abbiamo tirata! Oggi la corda è ancora tesa, come quella di un arco, e noi ci siamo per la diciottesima volta.
In questi 18 anni abbiamo viaggiato per il mondo, seguendo le rotte che più ci stimolavano, spesso le meno comode, percorrendo le strade meno battute, seguendo canti di sirene di diverse provenienze, gesti atavici e suoni impossibili, immagini feroci e gioiose.

Oggi ci risiamo, con un progetto culturale complesso e articolato, sempre simile ma mai uguale a se stesso. Come nella vita di una persona, in diciotto anni abbiamo superato infanzia, adolescenza e, con maturità, ci affacciamo ora al mondo degli adulti. Questo avviene, in un momento complicato nella storia di questa parte di mondo, con la consapevolezza di essere una realtà preziosa ma con un’incertezza: dove andare?
La corda è ancora tesa, con quante frecce possiamo armare il nostro arco?
E quanti archi abbiamo a disposizione per tirare le nostre frecce?

E come sempre ospiteremo artisti che arrivano da svariate parti del mondo le cui frecce saranno viole, violini e viole d’amore, perchè Cupido è dei nostri. Le corde di risonanza quest’anno sono veramente tante! Vibrano per simpatia nei fiordi della Norvegia (Benedicte Maurseth), nella medina in Tunisia (Jasser Youssef), nelle foreste dell’Ungheria e della Serbia (Lajko Felix). L’arco del tempo lo affidiamo a Romani Cagnoni, che racconta il ‘900 e il passaggio al nuovo millennio, una vita, tante storie, la Storia con la S maiuscola, disseminata di tragedie e leggerezze, raccontata con profondità e ironia e gioia.
La gioia del vociare dei bambini che da 10 anni aprono il festival con una tre giorni su misura: la loro misura, fatta di aquiloni, di fari immaginari, di sentieri e viaggi.
Sulla Roccia dell’Orso, ricorderemo Pietro Sassu e Mario Cervo, che nell’arco della loro vita hanno raccolto memoria, con le voci isolane, a Tenore (Sardegna) e a Paghjella (Corsica), di cantori che ripercorrendo lu tragghju dei “padri”, danno altre voci allo stesso canto. Okapi ci farà ballare e arcuare il busto e poi?

Uno strano muro verticale ci separa dal cielo, la porta è aperta…sul bordo, fiori gialli!

Tra rarità, sperimentazioni, prime assolute e riconferme torna Isole che Parlano (Palau 5>14 settembre), il festival internazionale ideato e diretto da Paolo e Nanni Angeli. L’evento targato Associazione Sarditudine compie 18 anni. La Sardegna contemporanea si confronta con la società e si apre ad un’ideale cartina geografica illimitata, in un ponte ideale con le grandi capitali europee. Tra gli ospiti Piccola Orchestra Gagarin, Benedicte Maurseth (Norvegia), Jasser Haj Youssef (Tunisia), Félix Lajkó Antal Brasnyó duo (Ungheria), l’Attrachju (Corsica), Tenore San Gavino de Oniferi (Sardegna).

Il festival propone un progetto culturale complesso e articolato, con un tema coerente in cui analizza la relazione tra archi e risonanze, con un taglio internazionale. Il trinomio Uomo-Arte-Natura sintetizza la poetica su cui si orienta la manifestazione, che porterà suoni, fotografia e arte a misura di bambino tra il comune di Palau, i monumenti naturali, i fari, le spiagge, le aree campestri di Tempio Pausania, i siti archeologici di Arzachena e l’isola di Spargi (arcipelago di La Maddalena).

Riflettori puntati sul mondo della fotografia con Romano Cagnoni, artista affermato e apprezzato in tutto il mondo. In prima assoluta, al centro di documentazione di Palau, nell’esposizione “Fotografia totale” Cagnoni (dall’11 al 30 settembre) narra delle moltitudini del Biafra, di conflitti mediorientali, dell’Italia che cambia negli anni ’60 e ’70, di freak e di suore, di donne col burka e di nudi integrali. A dispetto di ogni vessazione e miseria, il fotografo ci dona una lettura del Novecento con il sorriso. Sceglie in questa occasione di non esporre i molti volti celebri da lui ritratti, ma di dare voce a persone ‘comuni’, siano essi i guerriglieri ceceni, ritratti in uno studio improvvisato sulla linea del fronte tra bazooka, kalashnikov e Coca cola, o foto rubate nelle strade delle borgate romane o dell’Irlanda del Nord. O ancora i ritratti di soldati in momenti di pausa durante la triste quotidianità della guerra. L’inaugurazione della mostra, che rimarrà aperta fino al 30 settembre e l’incontro con il fotografo si terrà l’11 settembre alle 21.30, al cineteatro Montiggia.

Isole che Parlano… ai bambini. Il festival si apre con la tre giorni di laboratori arte-infanzia-adolescenza, ideati e coordinati da Alessandra Angeli (tra l’8 e il 10 settembre, con saggio finale il 10, alle 21 al Cineteatro Montiggia). I più piccoli saranno introdotti nelle magie del viaggio da Alessia Marrocu, che proporrà un percorso ludico-artistico dedicato alla costruzione degli aquiloni ( Volere Volare), Jacopo Tartari, che lavorerà sulle risonanze simboliche del faro, guardiano della notte per tutti i naviganti (Le parole del faro), Simone Ciani, che attraverso la videocamera documenterà il viaggio degli adolescenti alla scoperta e al compimento di itinerari immaginari. Tra le attività anche la mostra Uomo e Paesaggio, frutto del concorso bandito durante la Settimana Unesco di Educazione allo Sviluppo Sostenibile.

Il festival Isole che Parlano è organizzato dall’Associazione Sarditudine con il contributo di: Comune di Palau, Fondazione Banco di Sardegna, Ambasciata di Norvegia, Comuni di Tempio Pausania e Arzachena, Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago di la Maddalena, Banca di Sassari. Con il patrocinio CNI dell’Unesco, Regione Autonoma della Sardegna, Provincia Olbia-Tempio, Comune di La Maddalena. Grazie alla collaborazione con Radio3 Rai, I.S.R.E., Archivio Mario Cervo, Delphina Resorts, Sardinia Ferries e altri operatori turistici locali.

programma XXI ed.

Isole che Parlano è tra i migliori festival europei premiati con la EFFE Label-Europe for Festivals, Festivals for Europe 2017-2018,
la più importante piattaforma di festival europei. (www.effe.eu)

Isole che Parlano si basa su un sistema multipolare con un rapporto continuo tra il centro urbano e le aree del territorio di particolare interesse storico, naturalistico o paesaggistico.

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