Venerdì, 25 Luglio, 2014
   
testo

Isole che Parlano 2011 - XV Edizione

 

Isole che Parlano - XV Edizione - 5/10 settembre 2011


... testardamente presenti anche quest'anno!

Dal 5 al 10 settembre 2011

 

il Mediterraneo ha due rive. Non solo la nostra. L’Europa parla di una soltanto (…) trasformano questo mare, per la prima volta, in una frontiera tra oriente e occidente, tra levante e ponente. Ci separano dall’Africa e dall’Asia Minore. (…) il mare – questo Mediterraneo di casa mia, in cui mi consumo gli occhi, il cuore e i pensieri – rimane l’unico luogo dove mi sento esistere. Dove ogni giorno mi immagino un futuro. (…) Si, guardando il mare credo che se c’è un futuro per l’Europa, un futuro bello, è in ciò che Edouard Glissant chiama ‘la creolità mediterranea’ (…) Lì con lo sguardo perso, innamorato, ricordo che mi sono detto che non c’è niente di più bello, di più significativo, per chi ama con lo stesso amore l’Africa e il Mediterraneo, che contemplare la loro unione in questo mare(Jean Claude Izzo)

ps. …Nel mio Mediterraneo non ci sono vincitori (Alberto Masala)


Se…a volte ritornano.

E sono quindici!

Si, quindici edizioni di Isole che Parlano, una manifestazione che ha stupito pubblico e addetti ai lavori per l’originalità delle proposte, per la ricchezza dei contenuti, la trasversalità dei programmi, abbinando nello stesso cartellone punk noise, cori tradizionali, avant-rock, nujazz, musica improvvisata, cabaret circus, sposando l’aspetto della multidisciplinarità e il binomio tradizione e innovazione.

Isole che Parlano ha ospitato e prodotto fotografia di reportage, ha coinvolto le scuole per dare a bambini e giovani spunti di riflessione sul mondo in trasformazione, ha progressivamente creato una sezione a misura dei piccoli, un prologo interamente dedicato al rapporto arte-infanzia, germogliato in attività laboratoriali, spettacoli di nuovo circo, serate di cinema d’animazione, il tutto contestualizzato in spazi a misura di bambino.

Isole che Parlano ha sviluppato tutte le sezioni di cui si compone la manifestazione, curando nel dettaglio ogni piccolo evento, rendendo semplice la complessità, colorando un paese e una regione spesso conosciuti solo come porto di sbarco in alta stagione.

Ma la Sardegna, la Gallura, Palau, sono altro rispetto alla schizofrenia bulimica del mese di Agosto. È storia che pulsa, radice, memoria, con continue trasformazioni, quelle apportate dal vento e dalla salsedine, quelle apportate dall’uomo e dalla sua capacità di vivere il presente, in grado di cogliere la bellezza del suono millenario delle launeddas e allo stesso tempo di stupirsi di fronte alle forme artistiche contemporanee.

Isole che Parlano rivendica questa ricchezza, abbraccia il nuovo proteggendo e tutelando il vecchio, cerca condivisione e commistione, mette a confronto la radice dei pastori-contadini con il frastuono vissuto ai piedi dei grattacieli, abbatte le barriere che separano alto e basso, colto e popolare, facile e difficile (cosa c’è di più spigoloso di un basso gutturale ‘a tenore’ e di una gara di canto a chitarra che dura 4 ore?), fruibile e ostico.

La modalità di contestualizzazione degli eventi costituisce il fulcro della manifestazione.

Non è nuovo organizzare una serata di canto a chitarra, ma è innovativo creare un contesto di fruizione che permetta di esprimerne a pieno la sua bellezza (senza doversi uniformare alle durate imposte dai ritmi della società dello spettacolo); non è nuovo organizzare un’esibizione di canto a tenore ma è unico proporlo in una processione profana ai piedi della Roccia dell’Orso; non costituisce un elemento di novità promuovere didattica in un’area campestre - il progetto delle cattedre agrarie mobili, costituiva un fiore all’occhiello nella scolarizzazione delle campagne galluresi già nel dopoguerra - ma è nuovo analizzare le peculiarità che differenziano le tradizioni musicali, far conoscere l’entroterra gallurese e costruire un’operazione di turismo culturale; non è nuovo proporre una serata basata sul minimalismo storico o radicata nella musica contemporanea o, ancora, nella musica improvvisata, ma ha una sua unicità abbinare l’ascolto di queste musiche con la risacca del mare, con la stele della tomba dei giganti, con una piazza gremita e silenziosa che ammira queste forme espressive.

In 15 anni di percorso Isole che Parlano si è affermato, l’esperienza di nicchia originaria ha mutato il suo profilo, affermandosi come un’iniziativa popolare, attesa da una stagione all’altra come l’arrivo delle rondini in primavera: Sas benennidas siedas, rundinas, a domo mia! (Siate benvenute, rondini, nella mia casa!).

A dicembre 2010 eravamo decisi ad riaprire la “nostra casa”…

Se…a volte ritornano” avrebbe scandito la riproposizione con nuove vesti del meglio di 15 anni di una intensissima storia.

Avevamo stilato un programma triennale, in cui avremmo abbinato gli artisti che avevano stupito, emozionato, commosso noi e il nostro pubblico, con altri ospiti, nuove produzioni, nuove gemme che di volta in volta sollecitassero intelletto, orecchie, occhi e…cuori.

Tre anni caratterizzati dal tema e da un sottotitolo che indirizzassero la nostra produzione culturale sui binari della creatività più fantasiosa, con lo sguardo fermo e profondo e la saggia consapevolezza data dell’esperienza.

Ma…purtroppo c’è sempre un ma.

Ma se…a volte ci tagliano?

Esistono tagli e…tagli: passare da un contributo che rappresenta il 50% del budget complessivo a…ZERO, non è un taglio: è un omicidio culturale.


Testardamente, con follia, orgoglio ma senza abiure, ci regaliamo una favolosa XV edizione e …se fosse l’ultima?!

Non perdetela!