Mercoledì, 23 Luglio, 2014
   
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ISOLE CHE PARLANO
Festival Internazionale di Musica Teatro e Arti Visive
Fra Tradizione Popolare ed Eterodossia

XIV Edizione
Palau - 6/11 settembre 2010

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I nostri anni ‘80 

La densità  di eventi che hanno segnato gli anni ’80 è impressionante.
È un crescendo emotivo, un condensato di biografie, una giustapposizione di eventi con respiro autonomo che hanno definito un profilo unico. Le storie si sono fuse e confuse, le super potenze hanno mostrato i loro muscoli, i brionvega sono finiti in soffitta per lasciare spazio alle tv a colori, le catene dei fast food hanno sostituito le bettole a gestione familiare.
Nel contempo, dagli argini straripava un magma sonoro, ora sotterraneo e antagonista, ora laccato e vendibile. I paninari e i ‘new romantics’ prendevano il posto del movimento punk - sottocultura consacrata nel dicembre 1979 con l’album dei Clash London Calling - la musica diveniva ora cupa e dark - il gothic rock dei Bauhaus, Siouxsie & the Banshees e The Cure - ora solare e con testi estremamente politicizzati - il dub-poetry di Linton Kwesi Johnson - ora senza piatti e aperta alle sonorità etniche - la svolta tutta cassa e rullante della raffinata world music di Peter Gabriel.
Tutto questo coincideva con il successo commerciale di un cubo enigmatico - 9 quadratini su ogni lato, per un totale di 54 elementi di 6 colori differenti - risolto quando ogni facciata presentava solo elementi dello stesso colore. Gli contendeva il primato nei giochi un piccolo omino giallo che, in fuga da fantasmi colorati, divorava puntini e frutta, per poi sferrare l’attacco ai ghosts nel momento in cui cambiavano colore. 

Gli anni ’80 sono il decennio in cui la band olandese The Ex inizia la sua carriera trentennale, suonando negli squats europei e diventano un modello internazionale per l’autogestione della musica; il contrabbassista Riccardo Lay gemella la Sardegna più creativa con l’avanguardia di Chicago di Lester Bowie; le voci bulgare affermano la loro splendida polivocalità in tutto il mondo e, nello stesso momento, nascono le straordinarie interpreti di oggi:  ‘Abagar Quartet’. I La Shark - giovanissimi , tra i principali gruppi cult della londra contemporanea - rileggono quegli anni in chiave dissacrante, ironica e gioiosa; Cibelle - brasiliana trapiantata nell’underground sulle rive del Tamigi - è alle prese con Sonja Khalecallon e i Los Stroboscopious Luminous del Las Vênus Resort Palace Hotel: l’unico posto rimasto sulla terra dopo l’apocalisse.
Nell’esotismo distorto, ispirato allo stile musicale kitsch e pseudo-esotico, emergono i resti di una società in cui si può ancora sorridere e godere dell’arte del riciclaggio. Come nei laboratori - dedicati ad Ignazio Demuro - orientati all’esplorazione sonora per immagini di Palau e alla creazione di corti d’animazione, ma anche  all’avventura in luoghi immaginari, guidati da uomini che vengono dalla luna, sospesi in un viaggio tra reale e fantastico.
Fantastica è anche la polivocalità a cappella delle Gema 4: artigianato vocale appreso a bottega - immortalato nel Buena Vista Social Club di Wenders - che si innesta con gli intarsi arabici dell’israeliana Tal Ben Ari. Ania Losinger percuote l’enorme marimba-Xala con i piedi e Mats Eser rincorre la sua danza atavica ispirata ai 5 elementi presenti in natura; la cavalcata  minimale  rincorre il richiamo ancestrale del contrabbasso di Riccardo Lay e della voce gutturale di Gavino Murgia, due nuraghi in fiamme avvolgono in un flusso musicale senza steccati, la  stele della tomba dei giganti; affidiamo ad Adriano Orrù e al suo contrabbasso, l’esplorazione poetica delle onde di risacca.
Tutto convive in un grande affresco: i ritmi zoppi di Abagar, la pulsazione sincopata scandita da Las Gemas, il suono granitico dei Tenores di Bitti Mialinu Pira, tra la campagna di San Giorgio e la processione ai piedi della roccia dell’Orso in ricordo di Mario Cervo e Pietro Sassu. Anche Chernobyl e il disastro ecologico fanno parte degli anni ’80. Un passo sul granito e torniamo alla terra, al reportage inedito del fotografo sardo Valerio Contini, realizzato nell’ospedale oncologico pediatrico tumorale di Borovliany (bielorussia, periferia di minsk): un’emozionante sequenza di ritratti che sospende la nostra leggerezza.

Nella libertà  di accostamento di musica, danza, teatro, fotografia, nuovo circo e arte infanzia - che spaziano da est ad ovest, senza cercare la fusione ma il confronto e la convivenza rispettosa - Cibelle, La Shark e The Ex ci ricordano che il rock non può morire.

Finalmente il mondo viene capovolto dagli acrobati Los 2Play - quartetto di acrobati che avvicina bambini e adulti al sogno del volo e ad uno sguardo sulla realtà  a testa in giù - e possiamo abbandonarci ai suoni, alla poliritmia e ai colori che hanno spazzato via il monocromatismo. L’energica Tzacatal, banda da strada per 5/6 al femminile, ci trasporta nel continente latino americano e nelle sue danze, tra le vie del paese e - insieme ad Andy Moor e a Dj Bettinja - nelle nottate al Boca Marina.

E dopo il saluto al mare, iniziamo a pensare ai nostri ospiti più cari degli ultimi quattordici anni che saranno protagonisti di ‘A volte ritornano’ tema che caratterizzerà la XV edizione!